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Il tavolo, la cui composizione era ampia ed eterogenea, ha sviluppato un discorso che prende le mosse dal patrimonio di lotte sviluppato dal movimento napoletano negli ultimi anni per un altro piano rifiuti, per le bonifiche, contro lo Sblocca Italia, ecc.

Il principio di base che informa l’intero processo di #massacritica, è quello di restituire ai cittadini la piena decisionalità in merito alle politiche che interessano I propri territori.
Dopo l’introduzione, che ha sviscerato i contenuti e le prospettive del percorso di #massacritica, il dibattito si è aperto con l’intervento di Franco Ortolani, docente di geologia all’Università “Federico II”, che ha sinteticamente illustrato le principali criticità ambientali della nostra città. Sulla questione rischio vulcanico e sismico in zona flegrea e vesuviana, si è evidenziata la necessità di promuovere infrastrutture adeguate alla particolare condizione dei luoghi evitando le rischiose perforazioni per geotermia previste dal progetto di centrale geotermica a via Scarfoglio e la realizzazione di nuove residenze a Bagnoli.

In materia di sicurezza idrogeologica, è stata rilevata la mancanza di piani di prevenzione ed evacuazione, nonché la necessità di evitare l’aumento dei carichi insediativi e del consumo di suolo nelle cosiddette zone rosse.

Sul tema gestione rifiuti è emersa da un lato la necessità di intervenire sulle discariche per mettere in sicurezza le falde idriche e contenere le emissioni inquinanti in atmosfera (per esempio a Chiaiano e Pianura), dall’altro di istituire forme di controllo da parte dei cittadini sui processi di bonifica nei siti inquinati (che includono gran parte del territorio cittadino e metropolitano).

Si è sottolineata la necessità di riqualificare aree del patrimonio naturale cittadino abbandonate o sfruttate per fini speculativi (aree rurali in genere, collina dei Camaldoli, spiaggia di Chiaia, isola di Nisida, “Napoli sotterranea”, etc.), e di difendere importanti attrezzature urbane dalle mire appropriative di determinati interessi (come nel caso dello stadio San Paolo, oggetto di un’operazione speculativa promossa da De Laurentis).

Il secondo punto affrontato è stato quello del diritto alla città, inteso come possibilità di abitare e vivere in maniera soddisfacente i luoghi della città, le sue aree verdi, i suoi servizi.

Sono stati evidenziati i dati dell’emergenza casa: oltre 17.000 famiglie in attesa di case popolari, in un’area ad alta sofferenza abitativa (dove gli sfratti avvengono in massima parte per morosità incolpevole) che supera le centomila persone; a fronte di questa situazione si registra l’esistenza di un patrimonio immobiliare che conta numerosissimi stabili vuoti, nell’assenza di politiche abitative pubbliche. Una risposta dal basso che la città di Napoli ha proposto è quella delle occupazioni a scopo abitativo (come il percorso della campagna “Magnammece ‘o Pesone”). Tuttavia è difficile individuare vertenze ‘risolutive’ sul problema; il tentativo più rilevante si è prodotto a Roma, dove i movimenti hanno ottenuto una delibera finanziata per il recupero a scopo abitativo del patrimonio pubblico. D’altro canto la politica vede ridotti i suoi margini operativi dalla magistratura che impone la messa a reddito del patrimonio pubblico.

Rispetto ai servizi urbani, si è rilevato come molte aree verdi (di cui non si ha un numero preciso) siano abbandonate o non manutenute sufficientemente dal Comune, parecchie addirittura privatizzate. Alcune di esse sono state oggetto di pratiche riappropriative al fine di restituirle ai territori e avviarvi pratiche gestionali comunitarie. Un esempio è un’ex area militare a Casavatore, sottratta alla privatizzazione, rifunzionalizzata e adibita a orto urbano.

È necessario imporre queste pratiche alle istituzioni attraverso un adeguato coordinamento (un esempio virtuoso è la rete per il recupero dei “parchetti”).

In città mancano vere spiagge pubbliche: I pochi arenili esistenti sono inquinati (Vigliena, Bagnoli) oppure privatizzati.

È stata descritta l’esperienza dei movimenti di Bagnoli che hanno avviato assemblee popolari e tavoli tematici di quartiere per contrastare l’intervento speculativo promosso dal commissariamento (articolo 33 SbloccaItalia) dietro cui si nascondono gli interessi dei costruttori, di Fintecna, Caltagirone, etc..

La tematica dell’assenza di un’offerta adeguata di asili nido è stata affrontata prendendo come parametro l’esperienza della V Municipalità di Napoli che conta 13 asili privati e nessuno comunale. La questione si inserisce in quella più ampia del welfare, in quanto la mancanza di nidi incide sulle economie familiari e sui ruoli di genere. Le esperienze mutualistiche che si interessano al tema dell’infanzia, più che sopperire alle carenze delle istituzioni, mirano a incalzarle e a delineare un modello di welfare autogestito.

È stato inoltre sottolineato il ruolo negativo delle basi militari sulla struttura urbana che hanno un impatto ambientale e sociale devastante e pericoloso.

Sulla questione trasporti si è sottolineata la necessità di non limitarsi alle problematiche del trasporto su gomma e su ruota ma anche a quelle del trasporto marittimo, mettendo in luce la questione della privatizzazione di una compagnia come la Caremar.

Sul piano metodologico, la mappatura delle esperienze di riappropriazione (particolarmente vivace a Napoli) è stata da più interventi rimarcata come strumento per valorizzare la conoscenza dei luoghi da parte degli abitanti e la loro capacità di riscriverne gli usi e come strumento per consolidare e ampliare la rete già esistente, valore di coesione sociale e risposta collettiva a scala urbana alle numerose esigenze nei singoli quartieri.

Infine si è fortemente avvertita la necessità di “monitorare” nel tempo il processo di pianificazione urbana (dal punto di vista politico, nonché tecnico), inteso come spazio pubblico dove si assumono le decisioni collettive sulla struttura del territorio, instaurando un rapporto dialettico con le istituzioni, in modo da mettere a valore i saperi degli abitanti sui loro luoghi di vita.

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