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Dal ricatto del debito pubblico allo smantellamento dei servizi sociali:
come si combattono disoccupazione, precarietà e povertà?

L’incontro ha affrontato i tre macrotemi con interviste dal vivo e video-interviste:

  1. lavoro, reddito
  2. welfare e servizi pubblico
  3. debito pubblico, pattò di stabilità e fiscalità.

L’assemblea pubblica ha esordito affrontando la problematica del lavoro nella città di Napoli e nel sud partendo dalle tristi percentuali di disoccupazione e stime di lavoro nero. Il tasso di disoccupazione del napoletano è del 24% contro una media nazionale del 12% con una disoccupazione giovanile del 61%.
La politica nazionale sul reddito ha ulteriormente divaricato il gap tra nord e sud ed ha contribuito ad alimentare l’impoverimento di intere fasce di lavoratori fino ad arrivare all’atto finale: job’s Act.
L’assemblea ha indicato la volontà di concentrarsi sulla specificità territoriale senza perdere la prospettiva nazionale e sovranazionale.
Sono intervenuti i lavoratori dei trasporti pubblici dell Eav (ente autonomo volturno) sottolineando come la gestione della giunta regionale Caldoro abbia totalmente annullato la forza delle trattative sindacali richiedendo aumenti della produttività dei lavoratori a fronte dei tagli dell’occupazione stessa. Il colpo di grazia è stato inferto dalla nuova tariffazione in seguito alla quale l’idea del trasporto sociale è stato completamente annullato. La proposta del lavoratore è attaccare la riforma stessa ripubblicizzando il servizio, accorpando in un’unica azienda pubblica ctp e anm.
Ripercorrendo le problematiche dei servizi, la video-intervista ad una docente ha specificato il percorso di precarizzazione avvenuta nel corso degli ultimi 20 anni in Italia fino ad arrivare alla Buona scuola di Renzi, passato in Parlamento con forzature procedurali.
Essa ha innescato una mobilità selvaggia costringendo 20.000 precari a subire dal sud verso nord un trasferimento coatto ed, in alcuni casi, un demansionamento.
La testimonianza del presidio permanente sanitario del centro storico ha informato l’assemblea come l’assistenza sanitaria pubblica è stata via via distrutta da una serie di decreti fino ad arrivare al decreto 49/2010 i cui punti cardini sono il piano di rientro e tetti di spesa. La precedente giunta Caldoro ha inteso raggiungere l’obiettivo del tetto di spesa decretando:
la scandalosa chiusura di alcuni reparti del Loreto Mare, Ascalesi, Incurabili e San Gennaro che dovevano confluire nel fantomatico Ospedale del Mare la cui apertura è ancora bloccata;
l’accorpamento sotto un’unica azienda ospedaliera Monaldi-Cotugno-Cto;
riduzione dell’incidenza dei posti letto per abitante che è passata da 6,2 letti ogni mille abitanti a 3,2 posti letto.
Blocco assunzioni. Si stima una carenza del personale infermieristico di almeno 5 mila unità.
Il Ticket della Regione Campania tra i più alti di Italia perchè oltre i 46,5 euro del tiket nazionale sono stati aggiunti 10 euro come ticket regionale.

E’ intervenuto un attivista di Barcelona em Comù, movimento che ha portato a vincere le elezioni nel Comune di Barcellona, portando come sindaca della città una attivista del movimento contro gli sfratti. I due esempi della nuova politica che ha citato riguarda una moratoria che tende a sviluppare un nuovo modello economico per il settore turistico che a Barcellona porta le maggiori risorse. Inoltre l’amministrazione è particolarmente sensibile alla politica dell’abitare e a tal proposito hanno prodotto una mappatura delle case di proprietà delle banche che hanno molti edifici sfitti.
Si è proceduto quindi all’istituzione delle multe sulle case sfitte con l’obiettivo di ampliare il numero delle disponibilità per i cittadini e di far abbassare il prezzo degli affitti.
E’ emerso la problematica del debito, uno strumento di dominazione, come matrice del processo di smantellamento dei servizi pubblici sia nazionali che locali, il quale provoca minore qualità dell’erogazione, incremento dei prezzi e un lavoro senza tutele. I servizi pubblici che rappresentano l’humus del patto sociale delle comunità vengono così regalate al privato che specula sui diritti inalienabili dei cittadini.
La proposta è quella di costruire un’inchiesta (Audit) sul debito pubblico sia nazionale con le realtà che si stanno mobilitando sia territoriale. Un’auditoria pubblica, popolare e partecipata che sia capace di verificare la composizione del debito per indicare ove sia illegittimo, odioso e insostenibile e quindi inesigibile perchè non contratto nell’interesse della collettività.
Riprendersi il meccanismo della finanza pubblica territoriale non è questione tecnica bensì politica. La conferenza europea del debito del 16 ottobre a Bruxelles ha riunito molte realtà che nel continente stanno sperimentando pratiche e proposte di audit, cosi come in Spagna, la Piattaforma per l’auditoria cittadina risulta essere un processo molto avanzato. Una nuova finanza pubblica significa rivendicare una nuova economia sociale territoriale partendo dai conflitti e dai rapporti di forza che i movimenti sociali saranno capaci di mettere in atto.
Gli enti locali italiani sono completamente strozzati dalle imposizioni di Patto di Stabilità e Crescita interno, Spending rewiev e fiscal compact/pareggio di bilancio.
Napoli con l’ultima spendig rewiev ha perso 50,8 milioni di euro. E’ emersa, come via di fuga, una proposta di combattere il patto di stabilità sforando i tetti imposti rivendicando autonomia delle grandi metropoli in modo da bypassare i gli enti intermedi come le Regioni ed ottenere maggiori competenze e risorse sempre sotto il continuo monitoraggio dei movimenti e della cittadinanza.
Al dibattito hanno preso parte molte soggettività che soffrono le politiche di austerità e di crisi, come i lavoratori a partita Iva che propongono sportelli di consulenza legale, fiscale e previdenziale. Importante è costruire unità nel mondo frammentato del lavoro autonomo. Si è reso noto all’assemblea il percorso intrapreso dal comitato reddito minimo garantito che ha lanciato la proposta di legge di iniziativa popolare ed a breve si partirà con la raccolta delle firme. Altri interventi hanno ribadito la necessità di un reddito universale ed incondizionato.
Gli operatori sociali hanno sottolineato che la precarietà lavorativa ha sempre fatto parte di questo mondo. Le problematiche del debito hanno inciso sulle politiche sociali della città che sempre di più vengono tagliate.
Interventi anche dalle periferie della città che sono interessate al percorso di massacritica.
Il contesto del mezzogiorno rende ancora più importante la connessione tra il tema del lavoro e quello dell’ambiente e quindi bisogna costruire meccanismi di controllo sulla destinazione d’uso produttiva del territorio.
Altri interventi hanno sottolineato come Napoli, città universitaria, debba interrogarsi sulle forme di stabilità dei ricercatori e di quelle intelligenze costrette ad andar via dal Sud perchè penalizzato dai tagli di risorse finanziare ai fondi della ricerca universitaria.

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