Città scuola, un saggio di pedagogia urbana. Foto Prototyping

di Adolfo Estalella
antropologo e ricercatore del CSIC – Consiglio Superiore di Ricerca Scientifica – Spagna

Riportiamo l’articolo pubblicato sul periodico Diagonal all’indomani del cambio avvenuto in alcune amministrazioni locali spagnole ed in cui l’autore analizza il processo di creazione di un quadro comune per la cessione di spazio pubblico urbano.

Cittadini e residenti negli ultimi anni hanno occupato lo spazio pubblico e in questo processo stanno cambiando il nostro modo di partecipare alla vita della città. Ovunque si moltiplicano orti urbani che recuperano terreni  incolti, progetti abitativi  che liberano edifici abbandonati e iniziative che riqualificano gli spazi urbani. Di fronte alla città ufficiale e immobile, l’iniziativa dei cittadini trasforma la nostra relazione con la città mentre si diffonde una nuova politica. Accade in diverse forme, in città come Malaga, Barcellona, Bilbao, Madrid.

Mi riferisco al caso di Madrid perché conosco in prima persona le sue esperienze.
Le iniziative che si sono attivate per gestire materialmente i nuovi insediamenti della città e che ora cercano la loro formalizzazione legale.
Una rete emergente di spazi madrileni si sforza da mesi di stabilire un quadro comune che sostenga l’affidamento degli spazi e dia certezza giuridica ai progetti di quartiere che si sviluppano.
Ridisegnare la città, intervenendo nell’ambito legale, crea un precedente eccezionale nella pratica dell’occupazione: la trasgressione della legge ha permesso di dare visibilità e denunciare gli eccessi della speculazione immobiliare.

Città scuola, un saggio di pedagogia urbana. Foto Prototyping

Città scuola, un saggio di pedagogia urbana. Foto Prototyping

Costruire un quadro giuridico per l’affidamento degli spazi è un modo diverso di occupare la città stabilendo una sua architettura legale: la progettazione di altre strutture del pubblico che agiscono sullo stesso quadro normativo.
La discussione legalitaria potrebbe sembrare un problema ma in realtà è un gesto coraggioso di creatività politica in città.
Un precedente eccezionale ci ha mostrato come incidere sulla legge permette la costruzione di nuove condizioni per la cooperazione è il software gratuito, una delle tecnologie Internet più eccezionali che da corpo ad alcune delle sue infrastrutture chiave. Una delle invenzioni più sofisticate del software libero è stato lo sviluppo di una infrastruttura legale che ha invertito il regime di proprietà intellettuale convenzionale.
Attraverso un sistema di licenze, il software libero risponde alla logica escludente dei diritti d’autore, dando un impulso inclusivo che amplia le possibilità di invenzione tecnologica e creatività organizzativa.

Regolamentare l’atrofia inversa

Nel corso dell’ultimo decennio la legislazione urbana è cresciuta  e parallelamente i nostri diritti riguardanti la città si sono ridotti.

Il processo di atrofia regolatrice è simile a quello che è successo nell’ambito della cultura con l’ampliamento galoppante e senza controllo del copyright che limita la creatività dei cittadini a favore delle iniziative imprenditoriali e del diritto d’autore.

Rapportato alla città ci troviamo con ordinanze che proibiscono pratiche secolari come “mettere  fuori” le sedie nella strada, regole che vietano di giocare in piazza e leggi che limitano la libertà di movimento.
Lo spazio pubblico urbano si riduce mentre le leggi si allargano. Allo stesso modo del software libero, chissà se il modo di espandere la città è intervenire nelle regole legali del suo spazio pubblico, invertire e indirizzarlo verso la logica della riduzione legislativa delle ordinanze per espandere nuove condizioni nella città.

Sono anni che i governi locali (municipali) di tutto il mondo sono coscienti della propria incapacità a rispondere alla crescente complessità delle città.

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L’aumento della partecipazione è un riconoscimento della necessità di aprire il disegno e la pianificazione urbana alla partecipazione dei suo cittadini.

Ma a differenza di altre forme convenzionali dove la partecipazione alle questioni della città si attua attraverso le consultazioni e le interpellanze, gli spazi cittadini costituiscono luoghi dove la partecipazione si reinventa, un’altra politica si afferma  e il diritto alla città si dota di nuove modalità.
Attraverso differenti modi di abitare la città, questi esercizi di creatività cittadina mettono alla prova nuove forme di governare la città.
Gli interventi nello spazio cittadino stanno reinventando le forme di organizzazione dei quartieri, inventando altri modi di interlocuzione con l’amministrazione ed esplorando i limiti della proprietà pubblica.

Viviamo in città sempre più complesse che richiedono da noi un enorme esercizio di immaginazione per poter governare le città in maniera giusta e espandere la possibilità di viverle.
Questi piccoli spazi dove la creatività cittadina si espande, contengono al loro interno il modello di un nuovo modo di governare la città.
In gran parte, sono iniziative che condividono sensibilità urbane e aspirazioni politiche con alcuni dei governi municipali scelti nelle ultime elezioni.

A loro, come ad altri, la sfida di essere capaci di sostenere gli spazi che ci permettono di immaginare in maniera unica una città diversa. In questi spazi  la partecipazione non dipende dall’invito ufficiale, è l’effetto della invenzione cittadina.
Confidiamo che i nuovi governi municipali stiano all’altezza dei tempi che corrono e che gli spazi di reinvenzione si moltiplichino.

traduzione Marco Pilogallo

fonte Diagonal

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