Gota de agua

Gota de agua

Nel clima frenetico della campagna elettorale è alto il rischio di distrarsi dagli atti concreti da cui dipende l’effettiva riuscita della ripubblicizzazione dell’acqua.

L’impressione è che sia stata presa sottogamba la portata politica della sentenza (198/2016) che la Corte dei conti della Campania ha depositato lo scorso 22 aprile a carico di Maurizio Barracco e Francesco Panico, gli ex vertici dell’Arin SpA, trasformata nel 2012 nell’Azienda speciale “Acqua Bene Comune” di Napoli. Nel testo si contesta un danno erariale di oltre 3 milioni di euro realizzato nella gestione del finanziamento pubblico affidato ad ARIN. Si tratta dei fondi statali, ben 72.285.000 euro, concessi per la realizzazione dei lavori connessi all’acquedotto di Napoli. Sinistramente la concessione veniva da quella stessa legge criminogena, la n. 219 del 1981, che all’indomani del terremoto ha permesso una delle più gravi speculazioni nel Mezzogiorno a danno delle popolazioni colpite dal sisma.

Ad oggi Panico ricopre ancora la carica di direttore generale, e non risulta effettuata quella necessaria e radicale riorganizzazione delle posizioni lavorative (rispetto al passato e a quanto emerge dalla prefata sentenza) tale da garantire un governo pubblico, trasparente e partecipato della prima azienda ripubblicizzata dopo il referendum del 2011.

Chiediamo, dunque, che in attesa dei risultati giudiziari degli altri filoni d’inchiesta in corso, siano prese tutte le misure necessarie per evitare un conflitto d’interesse tra le funzioni assegnate e gli interessi dell’azienda stessa, verificando la compatibilità e la conferibilità di tutti gli incarichi.

Riteniamo, inoltre, necessario rafforzare il controllo popolare e innescare meccanismi di trasparenza su tutte le fasi della gestione pubblica di un bene primario, attraverso l’accesso agli atti e la partecipazione civica ai momenti decisionali. L’acqua e la gestione delle infrastrutture di distribuzione della stessa necessitano che venga istituita una commissione popolare di audit che possa facilitare la leggibilità dei processi gestionali e realizzare quelle azioni correttive al fine di garantire la realizzazione definitiva della ripubblicizzazione del servizio idrico partenopeo.


Riportiamo qui l’articolo di Nicola Capone e Anna Fava, attivisti nel movimento di contestazione ecologica e per la difesa dei beni comuni, apparso l’11 maggio 2016 su Global Project, relativo alla sentenza della Corte dei Conti sull’Ex ARIN.

Napoli – Ex ARIN 3 milioni di euro di danni all’erario

Un danno erariale di 3 milioni e 600mila euro: è questo il giudizio della Corte dei Conti sulla vicenda dell’ex ARIN spa, l’ex gestore del servizio idrico a Napoli. Il 22 aprile 2016 i giudici campani hanno depositato una sentenza, la n. 198 del 2016, in cui contestano ai vertici dell’azienda, Maurizio Barracco e Francesco Panico, il «dolo civile contrattuale per la consapevole realizzazione di operazioni contra legem nella gestione del finanziamento pubblico affidato ad ARIN». Ma non solo: nella sentenza si mette in evidenza il consolidarsi nell’arco di un decennio di «una sorta di diarchia nella conduzione della società», per cui le scelte strategiche assunte dall’ex presidente Barracco hanno sempre trovato riscontro nell’azione dell’allora direttore Panico. Sull’intera vicenda sono tutt’ora in corso accertamenti da parte della Procura della Repubblica e altre iniziative da parte della Procura della Corte dei Conti e dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC).

Un breve riepilogo dei fatti: nel novembre del 2011 la neo-giunta guidata dal sindaco Luigi De Magistris aveva avviato il processo di trasformazione dell’Arin SpA nell’Azienda speciale Acqua Bene Comune Napoli (ABC), confermando Barracco alla presidenza e nominando nel CdA Ugo Mattei e Alberto Pierobon. Il nuovo Cda iniziò a lavorare segnalando alle autorità competenti tutte le irregolarità emerse nella passata gestione – segnalazioni che hanno portato all’attuale sentenza della Corte dei Conti. A un anno di distanza, il processo di ripubblicizzazione dell’acqua arriva finalmente a compimento con la nascita di ABC. Nel luglio 2012 il presidente Barracco si dimette, assumendo la carica di Presidente del Banco di Napoli. Viene nominato un nuovo CdA composto da Ugo Mattei, presidente, Alberto Pierobon e Andrea Pisani Massamormile. A inizi dicembre, venuto meno anche il rapporto fiduciario con la nuova azienda, Panico viene licenziato ma inizia immediatamente una causa contro ABC,  lamentando un trattamento ingiusto e addirittura il mobbing. Nel frattempo il CdA si dimette e il Tribunale del lavoro, in una discutibile sentenza, intima il reintegro dell’ex direttore. Il 15 aprile 2015, in applicazione della sentenza, l’allora nuovo presidente Maurizio Montalto, reintegra Panico, che è tutt’oggi direttore. Ma il 19 febbraio 2016 ai vertici dell’ABC guidata da Montalto – allora nella veste di Commissario, oggi nuovamente presidente – arriva una diffida dell’ANAC. Nella nota si sostiene che la reintegra sic et simpliciter di Panico «nella pienezza delle sue funzioni appare atta a generare criticità, in quanto non è possibile escludersi che egli sia portatore di interessi nella sua sfera privata tali da poter compromettere l’imparzialità nell’esercizio del potere decisionale». Invece di risolvere il conflitto di interessi messo in luce dall’ANAC, il 15 aprile 2016 Montalto nomina in un settore chiave, Responsabile Prevenzione Corruzione, Pasquale Speranza,. Questi è teste nei processi che Panico ha intentato contro l’ABC, ed era il dirigente preposto da quest’ultimo al Settore appalti dell’Arin e amministratore unico della Net Srl. Si tratta di una delle aziende create dalla diarchia Barracco-Panico per gestire il finanziamento pubblico affidato all’ARIN, per il quale sono stati condannati. A seguito della riorganizzazione delle posizioni lavorative disposta dal Cda presieduto da Mattei, viste le numerose irregolarità rinvenute negli affidamenti, in accordo con l’allora direttore Ing. Tarallo, Speranza era stato spostato dal settore appalti.

A 5 anni dall’inizio di questa storia la necessità di creare uno spartiacque tra la passata gestione di Arin e la nuova gestione di Abc sembrava essersi affievolita, ma la nuova sentenza della Corte dei Conti ha rimesso tutto in discussione. L’ABC Napoli è una realtà importante che deve essere ancora risanata nella sua gestione e ci auguriamo che questo venga fatto secondo la linea integerrima a suo tempo intrapresa dal vecchio e provvisorio CdA Mattei-Pierobon-Pisani Massamormile. In caso contrario verrebbe meno quel rapporto fiduciario che è a fondamento della compatibilità dei vertici aziendali con gli incarichi assunti.

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