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1.La bagarre pre-elettorale

Chiusa la presentazione delle liste, la fase politica ci stimola a prendere parola sulla situazione che si è delineata. Qualche riflessione va sicuramente spesa riguardo alla composizione dei vari schieramenti e sull’andamento di questa campagna per le prossime amministrative.

Come ci aspettavamo Gianni Lettieri e Valeria Valente si confermano i candidati dei partiti che, col dovuto gioco delle parti, rappresentano di fatto una coalizione che appoggia e rafforza l’agire autoritario del Governo Renzi.
Questo dato, a nostro avviso incontrovertibile, trova conferma negli incontri del Premier con i due aspiranti sindaci nelle sue ultime visite in città – visite fugaci e tormentate da numerose manifestazioni di contestazione avvenute a Napoli.
Se osserviamo il piano delle candidature, non si può non constatare come Centrodestra e Centrosinistra abbiano schierato un plotone di inetti e impresentabili, legati molto spesso a quegli stessi potentati locali e nazionali che hanno prodotto insanabili fratture con i territori, prostrati per decenni da politiche di speculazione e di rapina.

Il presunto outsider di destra Marcello Taglialatela, dal canto suo, non ha fatto altro che mettere insieme pezzi della vecchia politica clientelare, scartati persino dal Partito Democratico e da Lettieri, con un manipolo di neofascisti in cerca di un po’ di visibilità.

Gli schieramenti classici della partitocrazia perpetuano insomma le trame di autoriproduzione di caste e lobbies che da decenni oramai affliggono il Paese. Gli unici argomenti adoperati sono di natura populista, e mirano a far leva sulle insicurezze delle persone, frutto della precarietà prodotta dalle politiche di austerity governative, utilizzando ipocritamente il mantra di una legalità con cui lo stesso ceto politico è oramai incompatibile.

Il Movimento Cinque Stelle, probabilmente indebolito dall’esperienza amministrativa di Quarto, ha completamente rinunciato a ogni possibilità di partecipare alla partita. I pentastellati da un lato hanno presentato la candidatura a sindaco di Matteo Brambilla, a nostro avviso visibilmente debole rispetto agli altri candidati, dall’altro sembrano ignorare i temi sollevati dalle mobilitazioni cittadine. Temi con cui, se volessero coerentemente praticare quella democrazia diretta così spesso al centro dei loro discorsi, dovrebbero invece confrontarsi.

Luigi De Magistris è stato l’unico a fare propri alcuni dei temi oggetto della nostra riflessione politica all’interno della piattaforma di Massa Critica insieme a tutte le realtà mobilitate nell’area metropolitana.
Ciononostante il sindaco, oggi nuovamente candidato, non è risultato immune alle logiche della bagarre elettorale.
Il meccanismo di composizione delle liste a suo sostegno ha riproposto una dinamica abusata fatta di accordi tra «segreterie» e coinvolgimento di qualche vecchio politicante.

Un meccanismo che non pensiamo sarebbe stato scalfito con la cooptazione di qualche compagno o compagna in una logica elettorale le cui regole, a nostro avviso, andrebbero radicalmente riscritte.
Quello su cui secondo noi oggi bisogna concentrare le forze, le energie e le intelligenze è il processo di diffusione del potere dagli organi centrali alle nuove istituzioni. Un processo lungo e complesso che non si risolve semplicemente candidando singole espressioni politiche di movimento, “voci di esperienze dal basso”: per questa via si resterebbe nella parzialità delle parti rappresentate.
La nostra sfida è un’altra: creare nuovi strumenti di decisione per coinvolgere i corpi sociali più deboli, coloro che sono perennemente esclusi dalla politica.

Auspicavamo che la costruzione della squadra che appoggerà il sindaco nelle prossime elezioni fosse affrontata in maniera pubblica e partecipata.
Per passare dall’“Anomalia Napoli” all’alternativa politica occorre strutturare con impegno una realtà politicamente in grado di esprimerla, di esprimere le lotte di chi è subalterno al ceto dominante.

2.La sfida di Massa Critica

In questa nuova tornata elettorale, dunque, non ci aspettavamo grosse discontinuità rispetto allo scenario che abbiamo sopra delineato, e che necessita di un lavoro lento e capillare per essere eroso.
Per questo abbiamo ritenuto che il nostro ruolo dovesse essere, in questo momento, quello di rafforzare «un’opposizione propulsiva».

Da settembre 2015 abbiamo considerato che la nostra funzione dovesse essere quella di porre al centro della campagna elettorale le questioni che più contano per il tessuto metropolitano, a partire proprio dal modello di democrazia. Il nostro scopo è segnare un sentiero verso la democrazia reale. La nostra sfida è quella di «far decidere la città». Saranno le congiunture storiche a suggerire i modi migliori tappa per tappa.

La rappresentanza, infatti, può essere uno strumento da scegliere nelle fasi in cui può avere un’incidenza politica significativa. Ma non bisogna dimenticare che il fine è radicalizzare la democrazia, e che lavorare in questa direzione non si riduce nel rappresentarla in termini elettorali. La storia più o meno recente di questa metropoli ci insegna che l’iniziativa politica nata dalla base della società spesso ha inciso di più rispetto a qualsiasi Consiglio Comunale: la difesa di Bagnoli, la riappropriazione di tanti edifici abbandonati con la loro trasformazione in luoghi di cultura e mutuo soccorso, l’affermazione del diritto all’abitare tramite la pratica dell’occupazione. Tutto questo ha riempito il vuoto delle politiche istituzionali.

La nascita di «Assemblee degli abitanti», partendo da territori particolarmente toccati da pratiche di conflitto come Bagnoli e i quartieri della II municipalità, è stata un’esperienza in cui abbiamo scelto di concentrare la nostra energia politica, con il duplice obiettivo di vederle moltiplicate e riconosciute come nuove istituzioni della democrazia.
Questo obiettivo non sarà immediato, ma la nostra scommessa è sull’apertura di una nuova prospettiva, più vicina agli abitanti di questa città, più dirompente rispetto al reiterarsi di vecchi itinerari.

Qualsiasi altra scelta ci risulta estranea. Questo non significa condannare chi sceglie direttamente di candidarsi. La candidatura in sé non è un male da ripudiare ideologicamente. Tuttavia, la nostra convinzione in questa fase è che chi proviene dalle lotte sociali debba dedicarsi a un processo più lento ma a nostro avviso pure più efficace: dotare i movimenti sociali di uno strumento per irrompere anche nello spazio istituzionale, in cui altrimenti sarebbero impotenti e assoggettati alle concessioni dei rappresentanti di turno.

La nostra è una scelta presa in ambiti di confronto pubblici e partecipati, proprio per non replicare le dinamiche che critichiamo: siamo certi che solo l’unità e la dialettica tra chi, seppur in maniere diverse, si mobilita per cambiare lo stato di cose esistente, possa garantire questo progetto. Non basta appartenere a una singola collettività – che sia un centro sociale, un’associazione o una singola organizzazione che si definisce di base – per rappresentare conflitti irrappresentabili. Non è neppure l’utilizzo della definizione «assemblea popolare» o «degli abitanti» applicata ad iniziative puramente elettorali che ci farà percepire vicino un candidato piuttosto che un altro.

Non si tratta di un problema “etico” rispetto alla candidatura ma della necessità di uscire dalla ristretta logica di separazione tra istituzioni e movimenti per aprire una prospettiva di occupazione dello spazio del governo attraverso nuove pratiche di rottura. Per questa via non esistono né scorciatoie, né opportunismi che facilitino la sua maturazione.

Pur comprendendo che i percorsi in salita spaventano e la condivisione è complessa, non ci sentiamo rappresentati da chi ha inizialmente partecipato alla nostra sperimentazione e poi ha scelto in maniera solitaria di inserirsi in una delle liste in corsa per il prossimo consiglio comunale.
Per noi, chiunque abbia pensato di battere vie soggettive e autoreferenziali, ma soprattutto non discusse in contesti plurali, va in una direzione altra.

Allo stesso tempo non ci sottraiamo dall’interlocuzione con chi si candida a governare la città sforzandosi di socializzare la decisione. Siamo consapevoli che l’”Anomalia” creata sia un valore e come tale non ci sottraiamo dal produrla con le nostre lotte né dal creare le condizioni di possibilità per la sua conferma.
Pochi mesi fa abbiamo scritto una lettera aperta rivolgendola alle forze politiche che si dichiarano fuori dagli schemi tradizionali della politica istituzionale. Abbiamo lanciato una sfida sulla capacità di aprire un’interazione tra amministratori e movimenti sociali per cedere sovranità dall’alto verso il basso.

Nonostante tutti i limiti che più sopra abbiamo evidenziato, solo il Sindaco uscente ha aperto canali con le nostre istanze. Altre forze che si pongono come alternativa, tra cui i MeetUp e il soggetto politico che essi esprimono (M5S), non hanno interagito col processo che abbiamo messo in campo. Questo non significa delegare alla cieca. Il nostro si costituisce strutturalmente come un fronte critico, basato sull’energia della mobilitazione territoriale, dell’azione diretta, dell’auto-organizzazione. Attori e non comparse di questa “anomalia” Napoli.

La nostra sfida all’amministrazione comunale uscente e alla coalizione che si ripropone di continuarne la linea verte su temi che riteniamo nodali.

Il primo atto che riteniamo fondamentale da parte di un sindaco che voglia raccogliere il nostro invito a una seria relazione dialettica è quello di comporre la giunta comunale in maniera pubblica e partecipata, rinunciando alle logiche di spartizione tra ceti e puntando su alti profili che rappresentino nel modo più avanzato i compiti che la nuova amministrazione vedrà davanti a sé.  Compiti  che vedono innanzitutto la necessità di tenere nell’agenda politica un’attenzione costante alle istanze che provengono dagli abitanti. Crediamo che questa città abbia bisogno di amministratori che valorizzino il portato di conoscenze maturato dalle lotte cittadine e che riescano a sottrarsi ai ricatti dettati tanto dalle politiche d’austerity quanto dai grandi portatori d’interesse privato, che siano essi grandi imprese, potenti consorzi di cooperative o il grande associazionismo.

La nostra esigenza primaria è che il Comune di Napoli riconosca come organi decisionali le «Assemblee degli abitanti» che si stanno formando in vari quartieri, che istituisca un Osservatorio che  supporti e definisca il quadro normativo delle nuove istituzioni, e che nel contempo possa farsi organo di controllo su tematiche al centro dell’interesse comune, come, ad esempio, il bilancio, l’ambiente, il welfare, il lavoro, le infrastrutture, le risorse materiali e immateriali che vengono rivendicate come beni comuni.

In sinergia con la nascita di assise popolari crediamo in maniera ferma che vadano stabiliti piani per realizzare con gradualità bilanci partecipati e discussi pubblicamente, dando particolare risalto a questioni sociali, finanziarie e ecologiche.

Tutto ciò assume un significato sostanziale se accompagnato da un programma economico che miri a rompere il regime del cosiddetto patto di stabilità, che incatena gli enti locali a una condizione di subalternità rispetto alle Regioni, al Governo nazionale e all’Unione Europea. Sulle logiche dei commissariamenti di governo, della chiusura delle frontiere, dei tagli regionali ai servizi pubblici e dei pareggi di bilancio, dei licenziamenti e della precarietà devono prevalere altre logiche. Quelle della giustizia ambientale e sociale, del rispetto delle volontà di chi abita i territori, della fine di ogni devastazione, della difesa delle risorse comuni dalle privatizzazioni e da una gestione autoritaria da parte degli enti pubblici. E ancora: l’affermazione del principio della solidarietà e accoglienza per i migranti (troppo spesso vittime della speculazione da parte dei potentati del terzo settore), l’investimento sui diritti sociali e sulle tutele per i lavoratori, su forme di reddito garantito e su nuove forme di lavoro e attività libere dallo sfruttamento salariato.
Il nostro processo guarda oltre questa tornata elettorale.
Siamo convinti, come abbiamo detto più volte in pubblico, che quella delle prossime amministrative sia solo una tappa.
Siamo convinti che si sia verificata un’obbiettiva “Anomalia” a Napoli: sia per l’esigenza di una spinta istituente espressa dalla movimentazione sociale, sia per la discontinuità su temi cruciali da parte dell’Amministrazione in carica.

Per questi motivi, da settembre, continuerà il nostro lavoro per la costruzione di una piattaforma politica che prenda parola sul governo della città.

Massa Critica – Decide la Città

© Massa Critica Napoli. Creative Commons
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