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17546638_1681890998770335_7500551988644589791_oIn risposta agli articoli comparsi nei giorni scorsi sulla stampa locale contro le occupazioni napoletane e in particolare quello di Marina Cappitti su Metropolis .

L’articolo pubblicato nella giornata di venerdì 24 marzo su Metropolis contiene una serie di inesattezze, o meglio fandonie, accostamenti impropri al limite del ridicolo, informazioni imprecise in alcuni casi, completamente false in altri.

La fonte primaria dell’articolo in questione pare essere un esposto presentato dal consigliere comunale di destra Marco Nonno, anche lui impegnato a difendere i suoi pacchetti di voti e clientele, ma poco attento a conoscere la realtà della propria città. L’esposto di Nonno infatti sembra un collage di inesattezze e fantasticherie varie, che semplicemente facendosi un giro sui profili facebook degli spazi sarebbe potuto essere un minimo più reale.

Non stupisce il parallelismo, la relazione causa-effetto costruita ad arte rispetto alla manifestazione contro il comizio blindato di Matteo Salvini  e su cui rimandiamo ai successivi link per la ricostruzione del pasticcio istituzionale di quei giorni da parte di governo, prefettura e questura e le prese di posizione dei movimenti napoletani di fronte ai goffi attacchi della stampa e dei politici, di cui questo è solo il più recente e francamente forse il più ridicolo e vergognoso:

Sapevamo di essere “sotto attacco dell’idiozia”, come abbiamo scritto, e questa infatti è l’ennesima operazione, ridicola e menzognera, che tenta di gettare fango, isolare, criminalizzare le esperienze degli spazi liberati della città, facendo una grande insalata che dimostra l’ignoranza, l’acriticità, se non la malafede di Metropolis e dell’autrice dell’articolo.

In particolare:
1) il “gruppo vicino a Zero81” che ha liberato dall’incuria e dall’abbandono il cortile di S. Maria della Fede (ora Santa Fede liberata) è in verità una rete di realtà tra cui il Comitato di quartiere del centro storico, il gruppo della Casa delle donne e diverse altre realtà territoriali, attive da tempo, alcune delle quali hanno collaborato con altre esperienze legate allo Zero81, tra cui il Presidio di Salute Solidale, il Doposcuola oltre la scuola, e partecipato a importanti campagne pubbliche come la raccolta firme per il referendum “Una spiaggia per tutti” per restituire la balneabilità al litorale di Bagnoli-Coroglio sotto attacco della speculazione e in assenza di bonifiche, nonché impegnate nella lotta contro gli sfratti per morosità incolpevole e contro la dismissione del patrimonio pubblico, nella lotta al degrado e alla speculazione nei quartieri del centro. Oggi Santa Fede Liberata è riconosciuta uso civico collettivo urbano e non è stata assegnata a nessun soggetto.

2) Scacco Matto, che è una rete di attivisti e realtà sociali, non è l’unica protagonista della vita all’interno del complesso Cappuccinelle Ex Carcere Minorile Filangieri, una struttura dove vivono decine di esperienze di quartiere, utilizzata da bambini, anziani, senzatetto, persone in emergenza abitativa, studenti e dove quotidianamente si costruiscono numerose iniziative sociali e culturali, si svolgono tante attività di mutuo soccorso, dagli sportelli di assistenza ai migranti a quelli per il lavoro, dalla condivisione di spazi di lavoro comuni alla mensa solidale. Anche lo Scugnizzo Liberato (così è ribattezzato lo spazio) è riconosciuto uso civico collettivo urbano e non è stato assegnato a nessun soggetto.

3) L’associazione “Davide Bifulco” è in realtà l’Associazione Davide Bifolco – Il dolore non ci ferma- ONLUS. Non ha mai occupato niente insieme a Scacco Matto, ma svolge attività riconosciute all’interno di una struttura scolastica nel quartiere di Soccavo, sostenute da tantissime realtà sociali della città. Oggi l’associazione svolge un importante ruolo di mediazione sociale in uno dei quartieri più difficili della città, segnati dalla povertà e dall’emarginazione, dalla criminalità organizzata, dall’assenza di servizi pubblici, lavorando con i bambini e le famiglie e costruendo importanti progetti sociali, il tutto con l’attività volontaria e solidale di tanti attivisti e volontari (educatori, mediatori, avvocati). È impegnata a mantenere e dare un senso alla memoria di Davide Bifolco, ucciso da un Carabiniere, un fatto gravissimo e doloroso, dai risvolti inquietanti rispetto all’operato dei Carabinieri come denunciato fortemente in questi anni e come in parte ha anche accertato la magistratura.

4) Non risulta nessuno spazio attualmente occupato da un collettivo Carc/Uds all’interno della Galleria Principe di Napoli che la giornalista ribattezza simpaticamente “Galleria liberata”. In verità non esiste alcun collettivo Carc/Uds, è risaputo che i Carc sono un partito politico e che l’Unione degli Studenti è un sindacato studentesco nazionale.

5) Il Comitato abitanti di Materdei ha effettivamente svolto un’azione di contrasto alla svendita del convento di Salita S. Raffaele da parte del patrimonio comunale, recuperando la struttura e restituendola alla città col nome di Giardino Liberato di Materdei, assieme a tante altre realtà, anch’esso riconosciuto come uso civico collettivo urbano e non soggetto ad alcuna assegnazione.

6) L’Ex Opg non è stato assegnato agli “attivisti”, ma riconosciuto uso civico collettivo urbano e attraversato ogni giorno da centinaia di persone da tutta la città per le sue molte e variegate attività, alcune di interesse sociale sensibili (come gli sportelli di tutela migranti, tutela lavoratori, tutela legale, accoglienza, mense popolari).

7) Il conto di “24 strutture” che si sarebbero aggiunte, su che base viene fatto? Non è chiaro. 24 cosa? Patate? Le esperienze che l’autrice dell’articolo generosamente accomuna, sono tutte molto diverse tra loro, pur riconoscendosi in percorsi comuni, diversa è la storia, la natura, lo stato delle strutture che le ospita, diverse la storia (alcune sono molto più antiche anche della prima giunta De Magistris), la natura, le finalità.

8) L’Ex Asilo Filangieri (ex sede del Forum delle Culture, uno dei più grandi fallimenti e buchi neri delle amministrazioni di colori diversi sul piano dei grandi eventi e delle politiche culturali) non è stato assegnato ad alcun collettivo. Il collettivo La Balena si è sciolto da tempo avendo esaurito la sua missione: trasformare un luogo simbolo del degrado morale e del fallimento della classe politica campana in uno spazio di produzioni culturali indipendenti. Oggi l’Ex Asilo Filangieri è riconosciuto anch’esso come uso civico collettivo urbano, dotato di organismi di autogoverno trasparenti e molto ben strutturati, in continua sperimentazione, e che producono un ricchissimo e fittissimo calendario di eventi, iniziative, produzioni culturali, artistiche, musicali, teatrali etc.

9) L’Ex Annona alle rampe Brancaccio non è stata “presa d’assalto da Magnammece ‘o Pesone” ma occupata da un gruppo di abitanti il cui nucleo originario era composto da decine di famiglie con bambini e anziani e persone in grave stato di disagio economico e sociale, che era stato sgomberato in piena estate nel 2013 da un’altra struttura occupata a scopo abitativo: l’ex Convento di via Belvedere, di proprietà di un ordine monastico, che ha chiesto e ottenuto per ben due volte lo sgombero dell’edificio occupato a scopo abitativo, per motivi mai chiariti. Una vicenda che fece scandalo e che adombrò anche sospetti su operazioni speculative di carattere privatistico per la realizzazione di strutture ricettive private nascosti dall’ordine, su un edificio che aveva un vincolo d’uso sociale fin da quando fu donato all’ordine stesso. È attualmente occupata da persone in emergenza abitativa. Magnammece ‘o Pesone è invece un movimento di lotta per il diritto all’abitare che raccoglie occupazioni abitative, ma anche sportelli, reti di mutuo soccorso contro gli sfratti per morosità incolpevole e per la tutela legale e sociale degli inquilini, nonché promotrice di iniziative contro la speculazione privata e la logica dell’espulsione delle fasce popolari dai quartieri centrali della città, nonché protagonista di molte azioni di denuncia sociale su questi fenomeni. L’Ex Scuola Schipa fu invece occupata quando il movimento di Magnammece ‘o Pesone non esisteva ancora, pur aderendovi in un secondo momento. Per chiarezza: non sono i movimenti di lotta che occupano le strutture, ma persone, famiglie e singoli, in emergenza abitativa, che dentro il movimento trovano strutture di supporto, solidarietà, visibilità, contrattazione istituzionale e di lotta.

10) Non ci risulta di spazi universitari sottratti al loro utilizzo e occupati, ce ne risultano invece molti sottratti ad un lungo abbandono, a stati di degrado, alla negazione dell’uso da parte degli studenti e restituiti quindi all’uso e alla decenza.

A prescindere dal fatto che una buona parte delle strutture citate nell’articolo non è neanche di proprietà del Comune di Napoli, riportando quindi informazioni false alla radice per avvalorare una fantasiosa tesi, il testo sembra quasi suggerire che il blocco della dismissione di un immobile del patrimonio pubblico sia di per sé un danno. Non considera l’ipotesi, avvalorata dai fatti e dalla volontà della maggioranza della città, che la dismissione del patrimonio pubblico sia essa invece un danno alla collettività e spesso un regalo, a volte in condizioni di illegalità, alla speculazione privata e alla rendita, ai palazzinari di quella borghesia parassitaria e para-mafiosa che da sempre hanno comandato, e che vorrebbero continuare a farlo, su giornali, politica ed economia della città di Napoli.

In calce all’articolo è riportata una fantasiosa, per non dire ridicola, lista di assegnazioni (quasi nessuna di queste strutture, a parte forse un paio, è stata soggetta a procedure di assegnazione o affidamento), che riporta in modo quasi sempre errato i nomi di fantomatici collettivi assegnatari dimostrando l’ignoranza, e la cattiva fede dell’autrice dell’articolo e dei suoi contenuti, disegnando così un’assurda mappa di presunte appartenenze.

  • L’Asilo Filangieri non è assegnato al collettivo La Balena, che non esiste più tra l’altro;
  • Villa Medusa non è assegnata al collettivo Iskra, ma gestita da una comunità di abitanti e riconosciuta uso civico collettivo urbano. Una Casa del Popolo le cui attività (dal teatro ai doposcuola) sono gestite da un comitato che rappresenta in particolare centinaia di anziani a cui era stato sottratto per speculazioni il loro centro diurno;
  • Non ci risultano collettivi chiamati “Napoli Choosyside”;
  • Magnammece o Pesone è un movimento di lotta, le occupazioni le fanno le persone in emergenza abitativa, che possono aderire o meno a un movimento;
  • L’Ex Schipa non è mai stata occupata dal collettivo Insurgencia, precedentemente all’occupazione abitativa era un presidio contro il tentativo di insediamento fascista di Casapound nel quartiere di Materdei nei locali dell’ex convento di salita S. Raffaele, oggi restituiti alla città come bene comune;
  • “Gruppi di autonomi Zero81”??? Questa è una delle licenze poetiche più divertenti!
  • “Movimento Comitato Abitanti Materdei”: movimento o comitato? Conoscete la differenza?
  • Un “movimento di autonomi” (quale poi?) occuperebbe la Mensa occupata, non un collettivo nato dalle lotte studentesche che ha restituito a tutto il quartiere una mensa universitaria chiusa ormai da 10 anni, ristrutturata con quasi 4 milioni di euro e mai resa accessibile;
  • “Scacco Matto” il nome di una rete di attivisti, qui diventa il nome dello Scugnizzo Liberato cioè dell’ex complesso Cappuccinelle e Carcere Minorile Filangieri, mentre un fantomatico “Comitato Montesanto” ne diventa l’occupante: capolavoro del giornalismo!
  • Lido Pola assegnato a Iskra: bellissimo! Peccato che sia stato occupato nel 2013 dal collettivo di Bancarotta 2.0 dopo lo sgombero dell’ex banca di via Coroglio nell’ambito del sequestro giudiziario per disastro ambientale a Bagnoli, sottratto all’abbandono e al degrado e trasformato in un luogo vivibile e attraversato da laboratori, corsi, attività sociali e culturali, gestito attraverso un’assemblea comunitaria, e riconosciuto uso civico collettivo urbano dopo l’acquisizione nel patrimonio pubblico del Comune di Napoli dal demanio che lo aveva abbandonato per anni (acquisito gratuitamente, nonché recuperato senza fondi pubblici con l’attività volontaria della comunità che lo abita, alla faccia di chi parla di danni al patrimonio pubblico del comune!) in un territorio particolare dove insiste un commissariamento governativo, e dove permane una situazione di grande degrado dovuto alla speculazione privata sul litorale, alla mancata bonifica e al fallimento dei progetti di riqualificazione urbana degli ultimi 20 anni. Operando sullo stesso territorio c’è una forte sinergia anche tra il collettivo Iskra e quello di Bancarotta 2.0 e tra diverse altre realtà del quartiere, anche all’interno dell’Assemblea Popolare di Bagnoli Libera, ringraziamo la giornalista per essersene accorta pur non avendo capito che si tratta di esperienze diverse!
  • Il CROSS, occupazione abitativa in via Orsi, sarebbe occupato dai Carc: questa è bella!
  • I “gruppi di autonomi” che occupavano la Mensa di via Mezzocannone si trasformano in “gruppo della Mensa occupata” da occupanti della Palestra Popolare Vincenzo Leone… che poi è all’interno delle stesse strutture della Mensa! Che dire, geniali!
  • Su “Galleria occupata” (che poco prima era stata chiamata Galleria Liberata) non torniamo… ;
  • Finalmente si scopre chi ha occupato l’Ex Opg… è il Sac (sigla degli studenti autorganizzati campani?) che invece di andare a scuola gestiscono una struttura considerata bene comune e i suoi servizi… come abbiamo fatto a non accorgercene!
  • Il “Cap” (cioè CAP 80126) di Soccavo occupato da “esponenti Skunk”… eh?! Il CAP 80126, edificio in passato utilizzato dalla polizia municipale, è stato liberato dal Comitato Soccavo già attivo da diversi anni sulla municipalità e che dopo diverse iniziative di riqualificazione sta sanando una struttura che cadeva a pezzi e ha avviato sportelli di mutuo soccorso e attività sociali.

Questi solo alcune delle esilaranti ricostruzioni di questo articolo. È evidente che grossa parte del mondo politico, industriale e del mondo dell’informazione non ha più niente da fare se non attaccare le fantomatiche alleanze “tra l’amministrazione comunale e i centri sociali” fingendo di non capire, spesso non capendo cosa realmente succede, tappandosi gli occhi quando gli stessi movimenti sociali criticano o contestano apertamente l’amministrazione. A che gioco stanno giocando? A chi pensano di far paura? Conoscono la città di cui parlano e le migliaia di persone che animano queste esperienze? Chi gli ha dato la patente per scrivere e dichiarare così tante idiozie?

Ci fermiamo qui ma potremmo scrivere all’infinito su quanto gli interessi che si costruiscono dietro a questa “presunta informazione” facciano comodo a chi utilizza il duro lavoro di interi pezzi di comunità come merce di attacco ai piani amministrativi e non solo. Ancora ci si nasconde dietro la retorica dei “centri sociali”, luoghi bui e frequentati da gente poco raccomandabile mentre la realtà ci mostra che le esperienze attuali diventano punti di riferimento per tantissime persone poiché capaci di costruire reti di mutuo soccorso tra abitanti li dove il peso schiacciante della povertà distrugge ed impoverisce intere fasce di popolazione. Tutti gli spazi liberati rappresentano in questo senso un attacco diretto alle politiche di dismissione e non solo (qui ci tocca contraddire nuovamente l’articolo del Metropolis), considerando che quelli di proprietà comunale si contano sulle dita di una mano e che tutto il resto si rifà ad università, regione, asl, curia e privati. Insomma tutti quegli enti che hanno prepotentemente mostrato il loro totale disinteresse alla tutela della persone e dei territori e il loro prevalente “interesse” al malaffare, attenti solo alla logica speculativa in termini personali, costeggiata però, dalle leggi che ci rappresentano in questo paese. È per questo che gli spazi liberati a ciò oppongono un immaginario che mette al centro i bisogni reali e la capacità di stringere i più deboli all’interno di una comunità, sottraendoli alla solitudine e opponendo a tali logiche reddituali di dismissione la pratica della produzione e della cooperazione sociale.

Questi spazi negli anni sono stati in grado di contribuire alla ri-costruzione di un welfare dal basso, di fronte alle devastanti emergenze sociali che il neoliberismo ha prodotto in termini di assenze di servizi di base, in maniera molto più determinante anche dell’amministrazione che questo articolo dice di “rappresentarci”; dimenticando che la legittimità non si trova attraverso le delibere che essa approva o nel fantasioso accostamento a qualche consigliere comunale ma nel lavoro decennale che i movimenti e le comunità portano avanti nei singoli territori.

Poi se magari vi passa per la testa di capire realmente cosa accade in questi spazi, visitateli! Magari la prossima volta si tratterà realmente di giornalismo.

Associazione Davide Bifolco – “il dolore non ci ferma” ONLUS –

Bancarotta 2.0 / Lido Pola liberato –

CAP 80126 – Centro Autogestito Piperno –

Ex Asilo Filangieri –

Giardino Liberato di Materdei –

Magnammece o Pesone ( Occupazioni a scopo abitativo – Ex Scuola Schipa – Villa de Luca – Cross – Asl Materdei – Ex Annona – Zia Ada) –

Mensa occupata / Palestra popolare Vincenzo Leone –

Rete ScaccoMatto – Scugnizzo Liberato-Laboratorio di Mutuo Soccorso –

Villa Medusa –

Zero81-Laboratorio di Mutuo Soccorso

© Massa Critica Napoli. Creative Commons
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