00636_debito_pubblico

00636_debito_pubblicoAudit sul debito:

cominciamo bene…(?!)

Richiamo all’agenda politica

Il 17 febbraio 2017 è iniziato il percorso di audit sul debito del Comune di Napoli promosso da Massa Critica, alla presenza di Eric Toussaint, esperto internazionale, di esperti e attivisti provenienti da altre città, di consiglieri comunali e del Sindaco della Città di Napoli. In quella data abbiamo presentato il programma di lavoro del gruppo di audit di Massa Critica e di cui riportiamo, a circa 45 giorni da quella iniziativa, alcuni punti che le istituzioni cittadine hanno avallato in quella data per darne un rendiconto:

  1. – rendere fruibile da parte del comune la    documentazione necessaria per un processo di auditoria popolare;
  2. – disponibilità da parte dell’amministrazione alla    costruzione di tavoli e momenti pubblici;
  3. – impegnarsi per la discussione e l’approvazione di    una quota di bilancio partecipato;
  4. – rendere chiari tutti i processi di risanamento e ristrutturazione aziendale delle cosiddette partecipate.

Un processo autonomo per identificare il debito illegittimo

Tutto questo processo di auditoria popolare messo in atto finora ha bisogno, tuttavia, di un preambolo, già presentato durante l’incontro del 17 febbraio, ma che visti i comunicati del Sindaco e i continui attacchi della stampa a questa modalità di azione sul debito, necessita di una precisazione e di un maggiore commento.

Il Sindaco di Napoli il 27 marzo ha pubblicato in un post su Facebook quanto segue:

“Abbiamo anche deciso di istituire una commissione di inchiesta sui debiti ingiusti dal 1981 ad oggi. Una volta individuati ed accertati cancelleremo giuridicamente i debiti ingiusti che danneggiano il popolo napoletano. Non li pagheremo!”

Pur apprezzando queste posizioni – che, al momento, esprimono soltanto delle intenzioni – tuttavia facciamo notare che questo progetto rappresenta un percorso più ampio, forse complementare, ma sostanzialmente differente da quello lanciato il 17 febbraio dal gruppo di audit di Massa Critica sul debito del Comune di Napoli. Ciò per alcune semplici ragioni. In primo luogo l’audit sul debito da noi promosso mira ad essere indipendente da quello dall’Amministrazione, perché l’obiettivo è quello di costruire una forma di controllo diffuso e aperto a cui possano partecipare le forze sociali e tutti quei cittadini competenti in materia che vogliono mettersi al servizio del bene comune della città. Il suo obiettivo è dunque diretto all’acquisizione di dati e documenti al fine di spiegare la composizione del debito e costruire strategie condivise nella popolazione per uscire dal ricatto delle economie fondate sul debito. Come dire, non è un audit né contro questa amministrazione, né a suo uso e supporto. E’ invece, un primo esperimento, senza precedenti in questa città ma già noto in molte altre parti di Italia e di Europa, di rendere possibile la partecipazione popolare su temi economici si cui normalmente vige una cortina di burocrazia e tecnicismi che hanno reso i cittadini ostaggi di una vera e propria debitocrazia.

E’ quindi chiaro che questo processo di auditoria popolare ha come obiettivo primario la costruzione di una sede pubblica per l’analisi dei documenti, l’identificazione delle soluzioni percorribili e l’elaborazione di azioni concrete.

Il processo punta cioè ad acquisire atti e documenti per identificare la parte illegittima del debito e proporre soluzioni su come non pagarle per liberare risorse e sciogliere i legami economici e sociali che ricattano la popolazione locale.

Su questo cammino è chiaro ed evidente che si incrocerà la volontà politica della amministrazione e sarà quotidianamente possibile misurare la effettiva presa di posizione e i seguenti atti politici del sindaco e del consiglio su temi così importanti per la città.

Autonomia del processo, audit popolare ed esterno all’amministrazione, identificazione del debito illegittimo, azione concreta sulle soluzioni identificate, è così che possiamo riassumere l’agenda attuale del gruppo di audit sul debito.

Ma cosa è un debito illegittimo e perché i giornali hanno subito attaccato il Sindaco e screditato il processo di auditoria popolare?

Il giorno 28 marzo il Corriere del Mezzogiorno titola come segue:

“Può un sindaco decidere quale debito del Comune che amministra sia «giusto» oppure no? E non solo: può istituire una commissione d’inchiesta interna, che svolgerebbe in sostanza il ruolo di un Tribunale, per stabilire nei 30 anni precedenti il suo arrivo in Municipio come si sia arrivati a «vetusti» decreti ingiuntivi milionari che stanno mettendo a rischio la stabilità dell’ente?”

Chiaramente nell’articolo il dott. Paolo Cuozzo continua a schernire l’intero progetto con commenti su ogni frase del post del sindaco. Ci sembra poco professionale non dare conto di quanto il tema abbia rappresentato in Italia una strategia adottata ad esempio dal comune di Prato?

Oltre a far notare in maniera palese la difficoltà di un gruppo editoriale come quello del Corriere della Sera difronte ad un processo di questo tipo, che smaschererebbe non poche delle dinamiche di pressione sugli enti locali e sullo stato da parte dei proprietari, è evidente che c’è un errore di fondo sia nel post del Sindaco sia nell’articolo di giornale sopra citato: il debito viene definito ingiusto, mentre andrebbe definito “illegittimo”.

Per questa definizione ci facciamo aiutare dal rapporto della commissione greca per la verità sul debito pubblico presieduta da Eric Toussaint:

“Il debito illegittimo è un debito che il debitore non può essere costretto a rimborsare in quanto tale prestito, titoli, garanzie o termini e condizioni per il prestito sono contrari al diritto (nazionale e internazionale), o all’interesse pubblico o perché questi termini sono chiaramente ingiusti, eccessivi, offensivi o discutibili in qualsiasi modo; o perché le condizioni alla concessione del prestito, a sua garanzia, contengono misure politiche che violano le norme nazionali o le leggi sui diritti umani; o infine perché il prestito o la garanzia non viene utilizzato a beneficio delle persone o che il debito è il prodotto da una conversione del debito privato (o commerciale) in debito pubblico sotto la pressione dei creditori.”

Dalla definizione ne consegue senza necessità di commento ulteriore che non solo le amministrazioni e le popolazioni autonomamente sono libere e legittimate a definire cosa sia e a quanto corrisponda un debito illegittimo, ma crediamo siano tenute a farlo il prima possibile al fine di interrompere, dal basso, le politiche neoliberiste di erosione delle finanze territoriali attraverso il perverso meccanismo del debito.

Torniamo quindi all’agenda politica presentata all’amministrazione e rendiamo pubblico cosa è stato fatto finora oltre i proclami che abbondano sempre in questo ambito.

L’attività del gruppo audit

Il 6 marzo abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti e una informativa per quanto riguarda l’attuale situazione del Comune di Napoli verso i contratti di finanza derivata. Abbiamo iniziato da questa forma di indebitamento poiché è la più complessa da districare e pesa in maniera non del tutto prevedibile fino al 2035 sulle casse comunali, ma soprattutto per testare effettivamente la volontà dell’amministrazione a consentire l’accesso agli atti e l’effettiva fruibilità di questi, su un tema addirittura secretato a livello nazionale. Il 3 aprile abbiamo incontrato presso Palazzo San Giacomo alcuni componenti dello staff del dipartimento servizi finanziari del Comune e un consulente della società Finance Active che segue per il comune l’andamento dei titoli derivati. Abbiamo ricevuto una ottima informativa sullo stato dell’arte ma non abbiamo ancora avuto accesso agli atti originali poiché sono, anche a livello comunali, sottoposti a clausola di segretezza.

Ci domandiamo quindi, come sia possibile impegnarsi verso un processo di auditoria popolare autonoma che definisca in maniera libera se le valutazioni dei consulenti del Comune siano effettivamente rispondenti al vero, se poi non si può accedere agli atti che hanno determinato queste valutazioni? E in più, come è possibile che si siano firmati complessi documenti in nome e per mandato del popolo, senza che il popolo ne possa avere contezza, su richiesta specifica? E ancora, che valore hanno gli impegni presi pubblicamente se poi si è costretti a fare marcia indietro di fronte ai diktat del sistema bancario?

Chiediamo che si svolga una informativa pubblica sulla questione dei derivati partendo dalle informazione che abbiamo ricevuto come gruppo di audit il 3 aprile.

Per quanto riguarda il bilancio partecipativo abbiamo aderito alla campagna “Napoli Bilancio Partecipato” e siamo convinti che si possa discutere a livello municipale come spendere i 100.000 euro che dovranno essere messi a disposizione nel bilancio del Comune, ma un nuovo problema in questi giorni viene proprio da questo fronte.

Anche qui, ci domandiamo, come sia possibile aderire, da parte dell’amministrazione, alla intenzioni di questa ottima campagna, se poi si “costruisce” un bilancio senza una discussione pubblica sui tanto odiosi debiti citati dal sindaco come il CR8, Bagnoli futura e periodo commissariamento rifiuti? (nella fattispecie circa 110 milioni, 390 milioni e 55 milioni rispettivamente) Non si può essere d’accordo con l’annullamento del debito illegittimo e poi, contemporaneamente, non fare niente per sforare il pareggio di bilancio cittadino; non è possibile essere dalla parte della cittadinanza se, al contempo, si abbassa il limite dell’esenzione IRPEF.

Sarebbe invece auspicabile iniziare da subito un processo di rilancio dell’azienda dei trasporti locali ANM, invece di adottare una strategia a due tempi dove si prevede prima la ricapitalizzazione e poi il risanamento ma senza un vero processo di ristrutturazione con tempistiche e azioni concrete che vada con decisione in direzione della riorganizzazione su scala metropolitana del TPL (trasporto pubblico locale) mantenendo la gestione pubblica e creando le opportune economie di scala invece, di assecondare, nei fatti, la strategia della Giunta De luca che, ancora una volta, mira a negare la dimensione metropolitana attraverso il tipo di perimetrazione dei lotti di gara per la privatizzazione del servizio.- E ancora si potrebbe anche pensare alla violazione delle “regole” sul pareggio di bilancio relative al cospicuo avanzo libero della Città Metropolitana da cui potrebbero derivare dei soldi al Comune di Napoli attraverso trasferimenti, ad es., sulla voce dello “sviluppo economico”, in modo da far un bilancio comunale meno lacrime e sangue.

Perché su questi temi non si costruisce una discussione pubblica e si informa la cittadinanza su quali meccanismi sono in atto sul processo democratico della città di Napoli?

Sappiamo bene che, probabilmente, gli stessi meccanismi che tengono la città nella morsa del debito, determinano anche la ineluttabilità di misure di questo tipo, ma è qui che questa amministrazione deve scegliere di andare oltre gli annunci, perché non ci sono alternative a quella di provocare un dibattito pubblico e una mobilitazione di tante altre cittadini e città per organizzare una ribellione contro vincoli di bilancio che arricchiscono pochissimi e impoveriscono tutti.

© Massa Critica Napoli. Creative Commons
Top
Follow us: