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Il cosiddetto pre-dissesto è stato introdotto nel 2012. Si tratta di una procedura che i Comuni in crisi strutturale possono mettere in atto per evitare il dissesto vero e proprio, e consiste in un piano di riequilibrio pluriennale che può essere assistito dallo Stato, il quale può anticipare risorse attingendo ad uno specifico fondo da restituire, il Fondo Rotativo (→ approfondisci). In sostanza, l’obiettivo della procedura del pre-dissesto è aumentare fittiziamente le entrate dei Comuni, diminuire le spese e attraverso i pronunciamenti della Corte dei Conti, bloccare la spesa del tutto: ecco perché solitamente gli enti che scelgono questa opzione vedono impennare la pressione fiscale e talvolta tagliare i propri servizi.


L’obiettivo della procedura del pre-dissesto è aumentare fittiziamente le entrate dei Comuni,
diminuire le spese e attraverso i pronunciamenti della Corte dei Conti,
bloccare la spesa del tutto.


Allo stato attuale, in Italia sono 270 i comuni che hanno dichiarato il pre-dissesto. Fra questi, solo per citare i capoluoghi, figurano Terni, Frosinone, Rieti, Pescara, Benevento, Caserta, Foggia, Cosenza, Reggio Calabria, Catania e Messina. E poi c’è Napoli, l’unico comune sopra i 250mila abitanti in questa condizione, poi c’è Torino e ovviamente Roma dove i 5 stelle stanno trattando privatamente la soluzione dimostrando ancora una volta la loro impostazione politica egocentrica. Il sud e le isole si confermano in sofferenza, con rispettivamente il 59% e il 19% dei comuni in default del totale nazionale. Stiamo parlando dell’80% dei comuni in pre-dissesto al Sud!!! Non si tratta di un caso o di esclusiva cattiva gestione degli amministratori.

Tabella 1

Ripartizione geografica dei Comuni in pre-dissesto secondo i dati della Fondazione Nazionale dei Commercialisti.

1. Guardiamo Torino nel dettaglio

Dal 2011 ad oggi l’indebitamento complessivo della Città di Torino non è sostanzialmente cambiato, attestandosi a circa 4,3 miliardi di euro (oltre i debiti delle partecipate) come emerge chiaramente dal Rendiconto della Città accessibile sul sito web del Comune di Torino (→ approfondisci); quella che è cambiata è la composizione (natura) dell’indebitamento della Città; in particolare è diminuito l’indebitamento per mutui, mentre sono aumentate le altre voci di debito, lasciando il saldo complessivo sostanzialmente invariato; l’indebitamento della Città trae sostanzialmente origine dagli investimenti realizzati per la costruzione della Linea 1 della Metropolitana e per l’esecuzione delle opere collegate ai Giochi Olimpici invernali del 2006; a conferma di ciò si pensi che nel 1995 il debito totale del Comune era di circa 150 milioni di euro; quello che, a partire dal 2014 (stesso anno di Napoli come vedremo in seguito), è venuto meno e ha impattato in modo significativo sui conti della Città è l’apporto dello Stato.


Grandi Eventi e Grandi Opere, capisaldi del neoliberismo attuale,
hanno precipitato Torino in una spirale senza fondo.


In particolare i trasferimenti dallo Stato alla Città di Torino sono passati da circa 1,5 miliardi di euro per il periodo 2006-2010 a 417 milioni di euro per il periodo 2011-2016 (Figura 2). Grandi Eventi e Grandi Opere, capisaldi del neoliberismo attuale, hanno precipitato Torino in una spirale senza fondo. È notizia di queste ore lo stanziamento di 40 milioni per salvare l’azienda di trasporto pubblico locale di Torino a conferma del fatto che esiste un profondo squilibrio e una completa arbitrarietà nelle politiche centraliste di salvataggio degli enti locali tra il nord ed il sud del paese.

Figura 2

Figura 2 – Come si nota dalla figura a partire dall’introduzione nell’89 della pratica di dissesto comunale, ogni qualvolta viene introdotto un nuovo strumento di ordinamento contabile ci sono situazioni di sofferenza degli Enti Locali. In particolare negli ultimi 7 anni vi sono due momenti critici nel 2011/2012 (pareggio di bilancio) e nel 2014 (armonizzazione contabile).

2. Torniamo a Napoli

Più volte è stato detto che il Comune di Napoli ha un debito fuori dal comune. La finanza creativa bassoliniana: contratti di finanza derivata da ripagare fino al 2037, (→ approfondisci), i mutui della cassa depositi e prestiti CDP, il piano di riequilibrio, il piano con cui il Comune di Napoli sta cercando di aderire alla norma del Pareggio di Bilancio introdotto da Monti nel 2012, hanno reso gli attuali conti di Palazzo San Giacomo materia complessa per la stessa Corte dei Conti.


Il Comune di Napoli ha un debito fuori dal comune.
Al disavanzo complessivo ci sono da aggiungere 550 milioni di disavanzo per il 2015 e oltre 650 milioni per il 2016.


Come si legge dalla delibera numero 240, ci sono da aggiungere oltre 550 milioni di disavanzo per il 2015 e oltre 650 milioni per il 2016. Ma c’è di più. Fino al 2014 i conti del Comune di Napoli migliorano poi arriva la scure (come a Torino) dell’attuazione del cambiamento in materia in norma fiscale (→ approfondisci): nuovi modi per calcolare l’avanzo di amministrazione, nuove specifiche per regolare i flussi di cassa (Figura 3) e molte novità in maniera di bilancio; tutto questo da aggiungere ad una situazione macroeconomica internazionale già complessa che ha avuto origine nel 2008 negli Stati Uniti ma che le politiche dell’Austerità Europee hanno acuito e reso sistemica.

Figura 3

Figura 3 – Nella tabella vengono mostrati i tagli alla spesa avvenuti nelle grandi aree metropolitane per effetto dei tagli ai trasferimenti del 2011/2012 e della nuova norma sulla contabilità armonizzata.

I comuni ora si trovano a dover mettere da parte, sotto forma di accantonamenti (Figura 4), fondi specifici non utilizzabili dove si deposita denaro a garanzia dei crediti di dubbia esigibilità, grosse somme che vengono sottratte alla spesa di competenza dei comuni: mense scolastiche, servizi idrici e trasporto pubblico, viabilità locale, asili nido… e tutto questo soltanto per raggiungere quel pareggio di bilancio previsto dall’articolo 81 come introdotto nel 2012 dal Governo Monti (→ approfondisci).

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Figura 4 – Nella tabella qui riportata vengono specificati in milioni di euro i fondi che i comuni devono destinare agli accantonamenti per fascia di popolazione. Gli accantonamenti maggiori si hanno per le città sopra i 250000 abitanti che quindi si trovano a dover sostenere le maggiori spese correnti che gli competono con la maggiore porzione di spesa bloccata.

A questi fondi non spendibili si aggiunge il pre-esistente disavanzo, generato dalle gestioni Partito Democratico pari a 850 milioni di euro, che deve essere ripagato secondo il piano di riequilibrio del 2013 sottoscritto dal Comune di Napoli prima che le regole contabili fossero cambiate poi nell’esercizio 2015; l’unico risultato percepibile di tutto questo disegno fiscale è che ora le cifre del disavanzo (alle quali vanno aggiunte quelle degli accantonamenti), sebbene i numeri fossero in discesa fino al 2014, ridiventano giganti a 10 cifre.


Cosa sono gli accantonamenti?
Fondi specifici non utilizzabili dove si deposita denaro a garanzia dei crediti di dubbia esigibilità, cioè grosse somme che vengono sottratte alla spesa di competenza dei Comuni.


3. La costruzione del consenso

A questo punto il gioco è fatto, le forze conservatrici della città con a capo il Movimento 5 Stelle, attaccano la maggioranza, i comparti del Partito Democratico, responsabili dell’attuale situazione contabile, gridano allo scandalo, e sull Mattino si fa presto a riprendere questi dati in maniera strumentale e assolutamente funzionale ad un attacco politico e non con un sincero interesse analitico. I salotti buoni e qualche irresponsabile mascherato da editorialista arriva anche a suggerire al Parlamento di non approvare la proposta di revisione, discussa il 7 novembre dall’ANCI in sede di Commissioni Riunite bilancio di Camera e Senato, perché sarebbe meglio, politicamente si intende, far fallire il Comune di Napoli per togliere dalla scena politica il suo sindaco.


Far fallire il Comune di Napoli per togliere dalla scena politica il suo sindaco è un gioco vergognoso che antepone interessi di bottega a quelli di tutti i cittadini.


Un gioco vergognoso, che antepone interessi di bottega a quelli di tutti i cittadini. Oltre 2,5 miliardi sulle spalle di questa amministrazione, debiti fuori bilancio che come spauracchi devastano le casse comunali, professori del passato che si ergono a grandi economisti invece di riflettere sul fatto che la maggiore responsabilità (questo si capisce bene dalla delibera della Corte) ricade esattamente su quelle stagioni, e ovviamente stiamo parlando delle stagioni targate PD.

4. Trasferimenti agli Enti Locali

Il problema dei tagli ai trasferimenti come macigno sui debiti delle amministrazioni locali pesa anche su Napoli in maniera importante: nel 2010 i trasferimenti erariali ammontavano a circa 650 milioni di euro ad oggi il fondo di solidarietà per i comuni arriva a poco meno di 340 milioni (→ approfondisci); 9 miliardi in meno verso i comuni italiani attraverso tagli della spesa e riduzione dei trasferimenti negli ultimi 5 anni (Figure 5 e 6) denuncia l’ANCI in sede di audizione alle commissioni riunite di Camera e Senato (7 novembre 2017), il gettito fiscale che i comuni hanno dato, e continuano a dare, risana le casse dello Stato e delle Regioni sebbene la quota del debito nazionale in carico ai comuni sia soltanto 1,8% (Figura 7), maggiore libertà di spesa si richiede e maggiore flessibilità normativa alla Corte dei Conti.

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Figura 5 – Questo grafico riporta l’andamento della spesa corrente dal 2010; come è evidente alcuni settori sono in contrazione decennale altri invece hanno una forte deflessione nel 2014, anno di debutto della nuova contabilità armonizzata.

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Figura 6 – Andamento dei trasferimenti dallo stato dal 2010; è possibile notare una drammatica e strutturale diminuzione dal 2011 anno in cui hanno preso attuazione le politiche di austerità della Comunità europea.


Il gettito fiscale che i comuni hanno dato, e continuano a dare, risana le casse dello Stato e delle Regioni sebbene la quota del debito nazionale in carico ai comuni sia soltanto 1,8%.


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Figura 7 – Questa tabella indica la composizione del debito sovrano per comparti della pubblica amministrazione. Ai Comuni spetta una grande contrazione di spesa e tagli ai trasferimenti sebbene abbiano poco meno del 2% del debito totale.

5. La proposta politica e metodologica

Su alcune di queste posizioni espresse dall’ANCI siamo concordi, come ad esempio sulla necessità di allentare la morsa normativa sugli enti locali, sulla necessità di sostenere maggiormente gli investimenti e sul bisogno urgente di diminuire fortemente le quote di accantonamento, su altre siamo in totale disaccordo come sulla volontà da parte dei comuni di spalmare il debito attuale sulle future generazioni, ma, in generale, manca la lettura anti neoliberista dell’attuale fase ed è per questo che riteniamo urgenti 4 ambiti di lotta importanti, anche ripresi da altre organizzazioni politiche cittadine a Napoli:

  1. Una campagna per l’abolizione di quella parte dell’art. 81 introdotta nel 201;
  2. 
La ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti (→ approfondisci);
  3. L’ istituzione di una Commissione pubblica di audit sul debito del Comune di Napoli
;
  4. Abolizione del Fiscal Compact  (→ firma subito).

Con la confederazione dei movimenti di base napoletani e le confluenze dei soggetti partitici e sindacali di base è possibile coordinare le forze per lanciare una contestazione aperta al ruolo oramai assunto dalla Corte dei Conti, al governo e alle politiche di impianto neoliberista in Italia.


Vogliamo lanciare una contestazione aperta al ruolo oramai assunto dalla Corte dei Conti, al governo e alle politiche di impianto neoliberista in Italia.


6. La Commissione Pubblica di Audit sul Debito

Questa Commissione pubblica dovrà fare luce sulla genesi del debito, sui meccanismi che lo generano attualmente e che lo rinforzano attraverso il loop indefinito delle politiche di austerità, sui parametri tecnici dei prestiti e degli interessi attivi a carico del comune di Napoli, sulla legittimità di ogni sua parte al fine di comprendere quali sezioni risultino odiose ed illegittime e che non saranno quindi corrisposte. Il rifiuto unilaterale del pagamento del debito illegittimo, o anche una sua ristrutturazione in chiave anti neoliberista, è un atto politico molto forte che potrà ridefinire il rapporto di forze in campo tra i comuni in dissesto e pre-dissesto nei confronti del potere centrale e della mano invisibile delle strutture oligarchiche neoliberiste che agiscono sia a livello centrale che a livello cittadino.


Questa Commissione pubblica dovrà fare luce sulla genesi del debito, sui meccanismi che lo generano attualmente e che lo rinforzano attraverso il loop indefinito delle politiche di austerità.


I percorsi di audit sul debito in Italia cominciano a prendere forma, a mettersi in rete e acquistare volume mediatico, basti pensare che a Parma è attualmente attiva una commissione di audit sul debito e proprio a Parma il 25 novembre si terrà un’assemblea, alla quale massa critica parteciperà attivamente, dove si incontreranno tutte le realtà di audit sul debito comunale d’Italia (→ approfondisci).

7. Una lettura anti neoliberista

Insomma, anche i dati qui riportati sembrano affermare con precisione che le banche siano a tutti gli effetti il nuovo Palazzo d’Inverno; non solo perché detengono il potere economico-politico, ma perché esiste intorno ad esse una gabbia di protezione difficilmente assaltabile.


Le cose che vi stiamo raccontando sembrano affermare con precisione che le banche sono a tutti gli effetti il nuovo Palazzo d’Inverno.


Queste gabbie di protezione si chiamano politiche di Austerità, Debito, Contratti Derivati, Pareggio di Bilancio, Contabilità armonizzata e tutto il linguaggio e le strutture istituzionali neoliberiste che dagli anni ’70 sono state messe in campo negli stati di tutto il mondo capitalista.


Una nuova e feroce versione di questo attacco del neoliberismo si svolge ormai dal 2012 sui territori locali e sulle città metropolitane italiane. Nuovo Articolo 81 della Costituzione, fondi di rotazione, fondi di accantonamento, blocco della spesa, taglio dei servizi sono le armi con le quali i “cani da guardia” del neoliberismo tengono sotto attacco gli abitanti di tutte le metropoli italiane con particolare interesse su quelle del sud. La Corte dei Conti è stata oggi ridotta dalla disciplina neoliberista a questo feroce cane da guardia, i suoi interventi non sono più rivolti a regolare e indagare sulle concessioni delle grandi opere pubbliche ma incidono direttamente nelle strutture democratiche della città e determinano gli equilibri politici in gioco, estromettendo completamente i cittadini e avendo il potere di commissariare amministrazioni votate dal popolo.

Questo scenario deve essere reso trasparente ed evidente anche a chi vede le questioni economiche come lontane e ostiche, uscire dai tecnicismi e avere il coraggio di affrontare le questioni spinose degli equilibri economici con l’obiettivo dichiarato di riappropriarsi delle risorse economiche della città e delle modalità di spesa: “se il debito è pubblico allora pubblicamente va discusso”.


Se il debito è pubblico allora pubblicamente va discusso.


8. Il Neoliberismo e le crisi cicliche

Ci sono state pochissime situazioni critiche economiche tra il 1945 e il 1973; ci sono stati alcuni momenti gravi, ma non grandi momenti depressivi.

La svolta verso la politica neoliberista si è verificata nel bel mezzo di una crisi negli anni ’70, e l’intero sistema è entrato in una serie di involuzioni cicliche da allora. E, naturalmente, le crisi producono le condizioni di crisi future.
Nel 1982-1985 ci fu una crisi del debito in Messico, Brasile, Ecuador, e praticamente tutti i paesi in via di sviluppo, tra cui la Polonia.


Le crisi producono le condizioni di crisi future.


Nel 1987-88 ci fu una grande crisi degli istituti di credito e risparmio negli Stati Uniti. C’era una vasta crisi in Svezia nel 1990, e tutte le banche dovettero essere nazionalizzate.
Indonesia e Sud-Est asiatico nel 1997-98, poi la crisi si sposta in Russia, in Brasile, e colpisce l’Argentina nel 2001-2.
 Ci sono stati problemi negli Stati Uniti nel 2001, affrontati prendendo soldi dal mercato azionario e riversandoli nel mercato immobiliare; questa situazione nel 2007-8 ha fatto implodere il mercato immobiliare statunitense, generando la più grossa crisi strutturale euro-statunitense del dopoguerra. Nel 2007 in Ecuador, dopo una ulteriore crisi del debito sovrano, fu istituita per la prima volta a livello internazionale una commissione di audit sul debito di cui ha fatto parte Eric Toussaint del CADTM che fu relatore e propositore del lancio del tavolo audit sul debito di Massa Critica nel febbraio del 2017 a Napoli. L’audit sul debito pubblico in Ecuador ha aperto la strada per la riduzione del 30% dell’intero importo!!! (→ approfondisci).


L’audit sul debito pubblico in Ecuador ha aperto la strada per la riduzione del 30% dell’intero importo.



Ragionare sul neoliberismo è utile per comprendere queste tendenze. 
Una delle grandi mosse di neoliberalizzazione è stata quella di buttare fuori tutti i keynesiani dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale nel 1982 – una ripulitura totale di tutti i consiglieri economici di questa corrente di pensiero.
Furono sostituiti dai teorici “neoclassici dell’offerta”, i neoliberisti, e la prima cosa che hanno fatto è stata decidere che da allora in poi il Fondo monetario internazionale avrebbe dovuto seguire una politica di aggiustamento strutturale ogni volta che ci sarebbe stata una crisi in qualsiasi luogo.
 Nel 1982 c’è stata una crisi del debito in Messico. Il FMI ha detto, “Vi salveremo”.

In realtà, quello che stavano facendo è stato il salvataggio delle banche d’investimento di New York e l’attuazione di una politica di austerità.
 La popolazione del Messico soffrì qualcosa come una perdita del 25 per cento del suo livello di vita nei quattro anni dopo il 1982 a seguito delle politiche di aggiustamento strutturale del FMI.
 Da allora il Messico ha avuto circa quattro adeguamenti strutturali. Molti altri paesi ne hanno avuto più di uno. Questa è diventata una pratica standard.
 Ciò che è accaduto in Grecia nel 2015 è quasi una copia di quello che hanno fatto al Messico nel 1982, solo con più competenza.


La cornice globale della pratica neoliberista e l’azione locale degli interventi di austerità riducono gli stati ad esecutori materiali degli interessi della finanza internazionale.


Cornice globale della pratica neoliberista e azione locale degli interventi di austerità riducono gli stati ad esecutori materiali degli interessi della classe capitalista e gettano i territori in situazioni economiche depresse dove la spesa per i servizi viene bloccata e i servizi non più erogati. Alla stagione ormai trentennale del neo-centralismo capitalista vogliamo fortemente contrapporre l’opzione neo-municipalista che attraverso la formazione di nuovi organi istituzionali popolari, come la commissione di audit sul debito, possa portare ad un nuovo rapporto di forza politico e alla ridefinizione dei paradigmi economici sui territori prima e successivamente su scala nazionale ed europea.


Alla stagione ormai trentennale del neo-centralismo capitalista vogliamo fortemente contrapporre l’opzione neo-municipalista.


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